Il fascino “discreto” della Borghesia

Non è facile coniugare l’aggettivo “discreto” ad una dimora ricca e pregevole quale Villa Necchi Campiglio: la citazione, che viene dalla celebre pellicola di Buñuel, la usiamo naturalmente come paradosso.
Villa Necchi Campiglio, costruita negli Anni Trenta è un prototipo dell’abitare della buona borghesia imprenditoriale di primo Novecento. Già di per sé costruire in città una villa, tipologia architettonica prettamente legata alla natura, è qualcosa di eccezionale, come eccezionale è l’architetto che l’ha progettata e costruita, Piero Portaluppi, ed eccezionale la disponibilità economica messa in campo. Portaluppi ha realizzato una sobria e misurata architettura all’esterno di impronta razionalista, che cela la sontuosità e ricercatezza nei suoi grandi spazi interni, il tutto immerso in un lussureggiante giardino dotato di campo da tennis e piscina.
La Villa parla della ricchezza e del gusto raffinato dei suoi proprietari, ma anche della loro personalità: Gigina Necchi, con il marito Antonio Campiglio e la sorella Nedda, pur conducendo una vita privilegiata, non avevano smania di apparire, e mantenevano un “savoir faire” misurato e, soprattutto, una dedizione al loro intraprendere, volto a fare dell’Italia un grande Paese.

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