dalla rapina di via Osoppo a Vallanzasca

Sembra assurdo dirlo, ma l’identità di una città può passare anche da storie oscure, da fatti criminosi, da protagonisti diventati icone tanto da ispirare film e libri gialli. Anche Milano ha un volto “noir” la cui memoria non si è persa, anzi la si può far rivivere passeggiando per alcuni luoghi, strade di una città oggi diversa, ma che ha conservato tracce anche di quel passato torbido, cupo. Oppure visitando la mostra di Palazzo Morando dedicata alla “mala” milanese, un fenomeno inquietante che dall’inizio del Novecento si afferma in una particolare forma di criminalità detta Ligera: termine che allude all’improvvisazione, alla mancanza di sistematicità, alla leggerezza, appunto, di piccole bande che si coalizzano in vista di uno specifico colpo, dopo il quale si sciolgono, con la stessa rapidità con cui si sono formate. La celebre rapina di via Osoppo del 1958, definita “il colpo del secolo”, portato a termine da sette uomini che si impossessarono di un ingentissimo bottino senza sparare neppure un colpo, fu forse l’apice di questo approccio malavitoso un po’ “ruspante”. Poi con gli Anni Sessanta le cose cambiarono: alleanze e complicità portarono a costituire bande organizzate violente, che presero il controllo del gioco d’azzardo, della prostituzione e del traffico degli stupefacenti.
A Palazzo Morando attraverso immagini e documenti la memoria e i racconti dei quei fatti e dei protagonisti della Mala, ma anche di coloro che la criminalità la combatterono coraggiosamente: i rappresentanti delle Forze dell’Ordine, talvolta diventati figure mitiche, come il celebre commissario Nardone o il questore Serra. E sullo sfondo Milano, con i suoi cambiamenti repentini, le sue paure, le sue risposte, la sua voglia continua di rinnovarsi.

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