“Mi piace pensare al teatro come a un organismo vivente, un pezzo di corpo che si rigenera di continuo”

Ad un anno dalla scomparsa di Luca Ronconi, Milano e la Scala dedicano al grande regista una mostra divisa fra due sedi, il Museo Teatrale, dove sono esposti alcuni abiti delle opere messe in scena da Ronconi, e ai Laboratori Scala Ansaldo dove si tocca con mano, meglio che altrove, la magia del teatro nel suo farsi. E il teatro di Ronconi è stato ed è magia . Lo si percepisce nel suggestivo allestimento della mostra all’Ansaldo, fra costumi che ondeggiano sospesi dall’alto, fra i bozzetti e le maquette che raccontano l’affascinante “dietro le quinte” di ogni opera. L’allestimento si sviluppa lungo una passerella sospesa dove, su tavoli da lavoro, sono sistemate le locandine, le foto di ciascun titolo, l’elenco degli attrezzi scenici, che fanno capire quanto ci sia dietro ogni spettacolo: mesi di progettazione, di preparazione, di costruzione, di prove…
Luca Ronconi debuttò alla Scala nel 1974, e fu scandalo, 24 gli spettacoli ideati in oltre 30 anni per il Piermarini. Un lavoro instancabile, coadiuvato da collaborazioni di altissimo livello con scenografi quali Damiani, Frigerio, Aulenti, Pizzi, Margherita Palli, costumisti come Vera Marzot, Karl Lagerfeld, Walter Albini. Un lavoro che poteva generare entusiastiche approvazioni o critiche negative dettate dallo sconcerto che certe sue rappresentazioni creavano nel pubblico: come gli scompigli che accolsero  il Don Carlos verdiano spoglio dei consueti fasti processionali e carico di simboli di morte, in sintonia con la ricerca musicale di Abbado. Spettacoli comunque sempre leggendari e memorabili, nati dal genio di Luca Ronconi, che oggi Milano e la Scala ricordano con affetto.

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