Le proprie inossidabili teorie.
Che meraviglia la globalizzazione! Che cosa fantastica questi social su cui ognuno di noi, anche un’imbecille come quella che vi sta scrivendo, può dire quello che pensa. Se pensa. Se no fa lo stesso. Tanto lo può dire lo stesso.
Viviamo in un momento storico dove ognuno, barricato a casa, può esporre al mondo le proprie inossidabili e universali teorie. Chi legge approva e condivide. O attacca e insulta. È un gioco che piace.
Ci sono gli Haters (dall’inglese Hate, odio, “quelli che odiano”). Gente che ritiene sia sano sfogare e controbattere a qualunque cazzata legga in giro partendo dall’imperativo che la propria posizione sia l’unica inviolabile e accettabile.
E osservo tutti noi, prendendo un po’ le distanze, come un entomologo. Siamo piccoli esseri variegati che pensano di essere vicini solo perché la tecnologia ce lo fa credere. E siamo lì, dietro i nostri occhiali da miopi, ognuno con la propria tradizione, cultura, fede. Siamo in un grosso sacco sballottati qui e là. Ognuno azzanna l’altro pensando così di riuscire a stare più largo o più in alto. Per più di un anno ci è stato impedito di far prendere aria alle chiappe e al cervello e ora, stizziti e un po’ claustrofobici, ci insultiamo sui social per una qualsiasi fesseria. Stiamo dietro al nostro computerino e spariamo a raffica. La faccia non la mettiamo quasi mai.
La nostra verità.
Sbraitiamo la nostra verità a caratteri MAIUSCOLI sulle righe di qualche social e la sbattiamo sul muso al mondo. E che fatica e impegno per guadagnare qualche millimetro di vantaggio! Ma ne vale la pena! Abbiamo tanti “like”.
Io sono poco social. Molto sociale. Nient’affatto socievole.
Ma ora, dopo questo periodo, mi trovo più fragile. Ho voglia di ascoltare la voce delle persone. Ho voglia di guardarle negli occhi e capire sfumature che da un pc non mi arrivano. Mi è stramaledettamente mancato uscire dalla zona confort in cui il mio cervello è stato mantenuto al caldo e si è un po’ ammuffito. Eh certo…mi è mancato anche cambiare punto di vista per emozionarmi nel vedere come sarebbe la realtà da un’angolazione diversa. Quali soluzioni la vita può proporre. Quante strade esistano per arrivare allo stesso traguardo. Penso alle cose che mi stavano tanto strette, e ne sento, profonda, la mancanza. Come quando dovevo stare attenta a come mi sedevo dentro una tenda mongola per non offendere nessuno. E maledivo tutta questa simbologia che consideravo decrepita e obsoleta. O come quando dovevo prestare attenzione nel discutere con un ebreo ashkenazita che era poi la stessa che dovevo avere se a intervenire nella discussione subentrava un palestinese altrettanto incazzato. Mi manca il disgusto che provavo nel tracannare con un sorriso tè con burro rancido offerto da qualche monaco in Nepal prima di farmi entrare nel suo tempio. E le belle e sane discussioni che intavolavo con le varie guide nel mondo per ottenere quello che volevo? Ecco, mi manca pure quello. Poi mi mancano le file al check in del volo e quelle in fondo all’aereo di fronte al cesso. Mi manca il fastidio nel guardare in faccia la doganiera russa che osserva perplessa il mio passaporto e poi la mia faccia. Mi manca l’odore della metropolitana di Praga, il viso rotondo di qualche guida peruviana che entra in ritardo nella reception dell’hotel dove la sto aspettando da un’ora. Vorrei rivedere qualche cameriere imbecille che sbaglia a portare i piatti per i miei clienti vegetariani/celiaci o vegani. E sì, mi mancano pure loro che mi fanno impazzire con richieste al limite dell’inverosimile: nessun film su Netflix eguaglierà mai la fantasia dei miei viaggiatori quando mi mandano le mail con le personali necessità di viaggio. Il materasso duro e il cuscino senza le piume, la camera con la finestra più grande, l’ascensore a portata di fuga. E ancora la piscina senza bordo per non farsi male e il posto in bus davanti, ma subito dietro alla guida e non dietro all’autista. E niente pollo, ma neanche pesce, e il manzo dipende. E cibo per chi ha i diverticoli e cibo per chi non li ha. E sì al lattosio, ma abbasso alle farine. Viva il tonno cotto, ma non quello crudo, perché è in estinzione (???).
Ho bisogno di tornare a leggere questi fantasy e gestirli mentre sobbalzo da un paese all’altro strappando ai miei viaggiatori un sorriso.

Carol Gallo

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condivido perfettamente grazie Carol