Crescenzago. La storia di un borgo, della sua Abbazia e delle sue ville

Quotidianamente attraversiamo la città, percorriamo strade nel centro, come nella periferia, passando davanti a palazzi antichi e moderni, a vecchie case, a resti di un passato preda della città moderna… attraversiamo la storia di Milano senza rendercene conto, senza fermarci a guardare intorno a noi, senza capire ciò che ci circonda.
La storia di Crescenzago è molto antica. Probabilmente tutto nacque intorno all’abbazia di Santa Maria Rossa, fondata alla metà del XII secolo. Costruita in cotto, come da tradizione, la piccola e deliziosa chiesa è sopravvissuta alla trasformazione del borgo, che dalla fine dell’Ottocento è stato preda dell’industrializzazione e di un inurbamento massiccio. Intorno alla chiesa si respira ancora oggi l’aria di altri tempi e proprio accanto sorge quello che un tempo era il convento. Una dimora del Quattrocento che, soppresso il convento, divenne nel XVIII secolo la Casa di Domenico Berra, un agronomo nativo di Crescenzago, che perfezionò le tecniche di irrigazione e allevamento. Ancora oggi si possono ammirare i cortili, di cui uno conserva gli archi ogivali e un antico pozzo.
Quattro passi e, superato il traffico, ecco il Naviglio della Martesana e l’affaccio sull’acqua delle ville di delizia, tra cui villa Lecchi (sec. XVIII) e le ville Petrovic (sec. XIX) e Pino De Ponti (sec. XIX), nel cui giardino alla fine dell’Ottocento fu eretta una filanda. Un tempo intorno al borgo di Crescenzago la campagna era fertile: si coltivavano cereali e gelsi e abbondavano i prati a marcita. Oggi molto è cambiato, ma riscoprire le tracce e la memoria di questi luoghi significa continuare a farli vivere, nonostante tutto.

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