La vita artistica al tempo dei Bonaparte – Palazzo Reale

Non c’è niente di essenziale da trovare nell’arte dopo Fidia e dopo Raffaello, ma c’è sempre da fare, anche dopo di loro, per mantenere il culto del vero e per perpetuare la tradizione del bello.

Il n’y a rien d’essentiel à trouver dans l’art après Phidias et après Raphaël, mais il y a toujours à faire, même après eux, pour maintenir le culte du vrai et pour perpétuer la tradition du beau.

Più di 150 opere provenienti dai più grandi musei del mondo, tra i quali il MoMA di New York, il Louvre e l’Orsay di Parigi, ma soprattutto il Museo di Montauban, la cittadina francese che diede i natali a Ingres, per conoscere un artista “senza tempo” dal talento eccezionale. J.D.A. Ingres è stato uno dei massimi Maestri del Neoclassicismo, che lui seppe declinare in termini preromantici, modulando la bellezza ideale, a volte algida, del mondo classico con la verità: nelle sue opere si tocca con mano quella che viene definita la “paradossale modernità del neoclassicismo”, un mondo all’apparenza perfetto dove convivono tensioni, contraddizioni, nella dualità dell’artista ora solare, ora tenebroso. In questo senso “l’erede di Raffaello e degli antichi” fu un “rivoluzionario”, realista e manierista al contempo. Come rivoluzionaria del resto fu l’età in cui visse, in quella Francia che, nel volgere di pochi anni, passò dalla Rivoluzione al regime napoleonico, un contesto storico – tra il 1780 e il 1820 – che il percorso in mostra permetterà di indagare, parlando anche di Milano che dell’Europa Napoleonica uno dei centri più importanti

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