Castello Sforzesco, 21 luglio – 24 ottobre 2021

“Il Corpo e l’Anima”, un titolo suggestivo per una mostra che dà conto di quanto, nel corso del Rinascimento, gli scultori abbiano rivelato nei corpi torniti nel marmo o nel bronzo, nei corpi intagliati nel legno, l’anima, l’interiorità, la parte meno visibile dell’uomo.
Donatello e Michelangelo sono i limiti estremi di questa ricerca. Donatello, giovane scultore, apre il cammino, compie una rivoluzione al pari di Brunelleschi e di Masaccio nella Firenze del primo Quattrocento, e diviene punto di riferimento nelle arti. Michelangelo è il punto di approdo, è la maturità di quel Rinascimento ormai compiuto.
Dedicare una mostra alla Scultura del Rinascimento partendo ed arrivando a questi due capisaldi, significa sottolinearne il primato, la sua importanza, talvolta un po’ oscurata, nello sviluppo delle arti che conquistano la natura, la verità con il portato di emozioni che toccano tutte le corde dell’animo, dalla grazia al pathos.
La mostra al Castello attraverso un percorso magistrale ci accompagna in questo cammino in un crescendo appassionante.
Un progetto nato qualche anno fa dalla collaborazione di tre istituzioni, il Castello Sforzesco, il Museo del Louvre e il Bargello di Firenze. Nel 2013 sfociò in una esposizione meravigliosa a Firenze che mostrava gli albori, la primavera del Rinascimento focalizzato nella città dei Medici, ed ora a Milano trova conclusione in un tempo che dalla seconda metà del Quattrocento arriva al nuovo secolo.
Una mostra che “toglie il fiato” nel suo susseguirsi di opere provenienti dai più importanti musei del mondo: dal Metropolitan Museum di New York al Kunsthistorisches Museum di Vienna, dal Museo Nacional del Prado di Madrid al Museo Nazionale del Bargello di Firenze, al Victoria&Albert Museum di Londra e naturalmente, dal Louvre e dalle raccolte civiche del Castello Sforzesco.

Quattro le sezioni in cui si articola il percorso espositivo nelle sale sotterranee viscontee con le grandi volte in cotto, da cui le opere traggono ancor più suggestione:
Guardando gli antichi: il furore e la grazia
L’arte sacra: commuovere e convincere
Da Dionisio ad Apollo
Roma “Caput mundi”

La prima sezione non poteva non evidenziare il confronto con gli Antichi, perché il linguaggio innovativo, la “rinascita” delle arti, partì da qui, dalla rilettura del mondo antico che mise l’uomo al centro dei propri interessi. L’uomo nella sua concretezza fisica e nella profondità dell’anima. Da un lato le conoscenze anatomiche sempre più approfondite, dall’altro la volontà di esprimere il sentimento in tutte le sue pieghe che si possono rappresentare attraverso la grazia o il furore che porta a galla il dramma. Donatello, Antonio del Pollaiolo, Francesco di Giorgio Martini, Bertoldo, Verrocchio e Leonardo… torsioni, tensioni muscolari o all’opposto movimenti delicati e corpi morbidamente modellati rappresentano gli estremi delle ricerche sull’uomo.
E va da sé che inevitabilmente queste ricerche non possono che condurre il riguardante verso la convinzione e il convincimento: Commuovere e Convincere. La scultura fra le arti è forse quella che più commuove e convince, perché ci coinvolge in un dialogo diretto, ci si trova di fronte ad un altro sé… ci si confronta da uomo a uomo, alla pari… Nell’arte sacra “commuovere e convincere” sono parole chiave perché la volontà è quella di toccare profondamente, e talvolta violentemente, l’animo del fedele. I moti dell’animo fanno breccia a partire da Donatello e si susseguono in un’esplosione che in figure come la Maddalena penitente o il San Gerolamo, e nei gruppi scultorei della Deposizione del Cristo, da Guido Mazzoni in Emilia a Giovanni Angelo del Maino in Lombardia, toccano vertici assoluti.
Da Dionisio ad Apollo: la scultura nel Rinascimento ha toccato entrambi questi aspetti, guardando ad esempi antichi quali lo Spinario e il Laocoonte e non solo. In questa sezione l’armonia apollinea o l’espressione più caricata di stampo dionisiaco le si trovano nelle opere che spaziano un po’ ovunque in Italia, dal Veneto alla Lombardia, alla Toscana con Riccio, l’Antico, il Moderno, Cristoforo Solari, Antonio Lombardo, il Bambaia, Sansovino, Andrea della Robbia…
E poi, a conclusione del percorso, Roma, “caput mundi”. Roma è l’Antico, ma è anche Michelangelo, colui che ha operato una sintesi suprema di tutto lo spirito del Rinascimento, anche nel tempo in cui la crisi pose fine all’Aurea Aetas, “l’età dell’oro”. Michelangelo supera la natura con l’arte, grazie alla grande capacità tecnica, all’ispirazione, al talento inarrivabile: dal giovanile Cupido alla “terribilità” della maturità, all’opera estrema, la Pietà Rondanini, che rappresenta il testamento artistico e spirituale del grande Maestro

Marina Fassera

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