“Merita il viaggio”, un’espressione ricorrente nelle guide turistiche cartacee, quelle che non consultiamo più perché tutto passa dal web. “Merita il viaggio”, nonostante i tanti chilometri in autostrada e le code dei perenni lavori in corso, nonostante il caldo torrido di questi giorni di giugno. “Merita il viaggio” sì! Eccomi arrivata a Forlì, seguo i cartelli “Musei di San Domenico”. Mi si allarga il cuore: da qualche anno non mi perdo gli eventi espositivi nel complesso conventuale domenicano che risale al XIII secolo. Sono mostre sempre bellissime di alto livello per la qualità delle opere esposte, per la ricerca scientifica che presiede ogni progetto espositivo, per l’autorevolezza dei curatori.
“Meritano il viaggio” le mostre di Forlì. In questi due ultimi anni così funesti e difficili, la città romagnola ha messo in campo due appuntamenti imperdibili e per certi aspetti legati: “Ulisse l’arte e il mito” e “Dante la visione dell’arte”.
Ulisse e Dante. Due viaggiatori. Il primo, eroe omerico, rappresenta il viaggio di conquista, il viaggio del ritorno alla patria, alla famiglia fra mille peripezie, il viaggio di conoscenza. Dante è colui che compie un viaggio visionario nel mondo ultraterreno, un viaggio salvifico che dalle tenebre accompagna il lettore verso la luce. L’uscita dal dolore, la conquista della beatitudine eterna passa dall’espiazione e anche Dante ci passa. Ulisse e Dante due viaggiatori che perseguono due scopi e insegnano la strada della conoscenza profonda di sé. Per Dante, Ulisse non è solo l’eroe cantato da Omero. Dante si confronta con Ulisse e ne trae un’immagine diversa. Grandiosa, ma diversa … tanto da meritare l’Inferno per l’eternità. Nel ventiseiesimo canto, laggiù nelle Malebolge, Dante incontra Ulisse e ce lo restituisce come il viaggiatore che cerca l’ignoto, non colui che torna fra mille peripezie ad Itaca, dall’amata Penelope e dal figlio Telemaco. Per Dante Ulisse è il viaggiatore che ha sete di conoscenza e per questo, per questa sua tracotanza nell’osare sfidare l’insondabile, merita la dannazione. Il divino non si sfida, il mistero divino non è per gli uomini. “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza” E’ grandioso Ulisse in questa immagine dantesca, mentre incita i suoi compagni a non temere, ad “andare oltre”. Ma Dante lo punisce. Eppure anche Dante ha sondato l’insondabile. Ma lo ha fatto x voler di colui che tutto “move e puote”.
Dunque a Forlì dopo Ulisse, ecco Dante. Il gigante, il sommo Poeta, il padre della lingua italiana. Nell’A.D. 2021 ricorrono i settecento anni dalla sua morte. Eventi e mostre ovunque lo ricordano. Qui, a Forlì, un motivo in più. Nell’autunno del 1302 la città accolse il Poeta durante l’esilio ed oggi ne accoglie la memoria attraverso una mostra che ci parla di lui e dell’opera che più di altre è scolpita nelle nostre menti: la Commedia. Curatori Paolucci e Mazzocca, due nomi, una garanzia.
Nelle sale di San Domenico un excursus di secoli, dal Medioevo al Novecento, ci presenta le mille immagini che dalla Commedia gli artisti hanno tratto. Immagini visionarie di grande potenza dei tre mondi ultraterreni raccontati mirabilmente da Dante, che, come un profeta, proietta l’uomo nella dimensione futura della vita oltre la morte. Per un uomo che è il cristiano che vive nell’attesa della Parusia, del ritorno di Cristo sulla terra nel giorno ultimo … e allora non ci sarà più tempo. La mostra si apre non a caso con le immagini del Giudizio Universale che in realtà precedono Dante, e alle quali Dante stesso si è ispirato, e con le opere di artisti che, venuti dopo Dante e la Commedia, si sono a loro volta ispirati a questa. Un “do ut des” proficuo, che ha dato mirabili frutti.
Nelle sale successive i ritratti dipinti e scolpiti di Dante nei secoli, sempre ispirato e cinto di alloro, gli episodi e i ritratti dei personaggi della Commedia.
Gli artisti in ogni secolo hanno guardato alla Commedia, presente per altro in mostra con antiche edizioni manoscritte e miniate ed edizioni a stampa. Di forte impatto emotivo le immagini di Paolo e Francesca avvinghiati in un abbraccio eterno carico di pena e tormento; il conte Ugolino drammatico e struggente; Lucifero demone infernale e, come contropartita, le schiere angeliche che fanno da tramite come i Santi fra l’uomo e Dio.
E infine Beatrice, musa di Dante, (“tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia …” La Vita Nuova) che lo guida fra i nove cerchi del Paradiso. Ma soprattutto Lei “Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso e d’etterno consiglio” (Paradiso, XXXIII, 1-3) La mostra si chiude così, con l’invocazione di San Bernardo che rivolge la sua preghiera a Maria perché Dante, dopo aver viaggiato per volere di Dio tra i peccatori dell’Inferno e le anime penitenti del Purgatorio, possa “vedere l’invisibile”. L’Invisibile… quello che il Poeta dice di non poter esprimere a parole.
Il divino è un mistero ineffabile per l’uomo, ma di cui noi godiamo al termine del cammino in mostra, attraverso le immagini degli artisti che hanno dato corpo e anima alla spettacolare, terribile e insieme affascinante, visione dantesca.
Manca poco. La mostra di Forlì chiuderà l’11 luglio e mai più ricapiterà l’occasione di un’immersione totale nella Commedia (Divina) fra parole e immagini che restano scolpite nella mente e nell’animo e di cui farne tesoro.
“Merita il viaggio”

Marina Fassera

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