L’addio all’800, cambiare lo sguardo

Avanguardie artistiche, “Ritorno all’ordine” e prime esperienze di astrazione

Di fronte all’arte contemporanea ci si sente spesso “intimoriti”, l’approccio non è sicuramente facile. Il XX secolo presenta infatti tali e ricche sfaccettature – dal Futurismo all’Informale, dal figurativo all’astrattismo, dalla pittura alle installazioni di neon, luci stroboscopiche, lamiere… – che in un unico incontro non si possono condensare, se non con una sintesi obbligata e superficiale. Per questo invitiamo a percorrere “il secolo breve”, così definito da uno storico, in un tempo diluito su più appuntamenti per conoscere, approfondire, capire le dinamiche di un’arte che ha espresso i profondi cambiamenti del Novecento, nel bene e nel male.
Nel Museo dell’Arengario, nei suoi 4.000 mq espositivi, c’è tutta la complessità e lo sviluppo delle Arti del XX sec. Si parte con un’opera posta a cerniera tra “vecchio e nuovo”: il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo che apre il museo stesso. Come nel film Novecento, questa immagine è diventa il simbolo del cammino dell’uomo verso il riscatto, il simbolo del cambiamento, che nella cultura e nell’arte si incarna nelle Avanguardie storiche a cui sono dedicate le prime sale del museo. Dalla collezione Jucker, che apre lo sguardo sull’ambiente internazionale, al Futurismo, nato a Milano nel 1910, con il suo artista più geniale, Umberto Boccioni, a cui è dedicato ampio spazio Il percorso prosegue con le sale monografiche di Giorgio Morandi, De Chirico e Arturo Martini: una meditazione sul rivolgimento nell’animo degli artisti prodotto dalla Grande Guerra. Seguono gli anni del fascismo e il gruppo Novecento, tra retorica e riscoperta del primato italiano. Ultima tappa di questo primo incontro, gli artisti che non si allinearono all’arte di regime, ma diressero i propri interessi e sensibilità verso ricerche poetiche antitetiche, autonome: De Pisis, Birolli, Fontana, Melotti, Licini, gli astrattisti di Milano e Como…

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