Il fascino degli orologi sta nel rendere concreta e visibile una cosa astratta come il tempo, che non si vede e non si tocca, eppure c’è
(Fausto Gianfranceschi)

Con questo aforisma in modo molto pratico e diretto si spiega ciò che è un oggetto di cui nessuno può fare a meno: l’orologio! Eppure dietro a quanto può sembrare banale e scontato, c’è una storia di secoli che vede l’uomo impegnato fin dall’antichità a trovare il modo per contare il tempo, un computo necessario al ciclo della vita. Il tempo, e il suo scorrere, è un grande tema che interessa l’ambito filosofico e antropologico perché incide sulla vita dell’uomo, del cosmo. Interessa l’ambito scientifico perché il genio umano si è prodigato per inventare un modo certo e riconosciuto universalmente per misurare il tempo. Interessa infine anche l’ambito artistico nel momento in cui gli oggetti di misurazione del tempo, gli orologi, divennero anche accessori belli, preziosi, da mostrare oltre che da usare, e la fantasia li ha trasformati spesso in qualcosa di unico. Tutto partì da lontano… semplicemente affidando al sole la misurazione del tempo, e poi all’acqua, alla sabbia nelle clessidre, misuratori elementari e fragili che lasciarono poi spazio a complessi perfezionamenti tecnico matematici…
Scopriremo la storia affascinante dell’orologio fra le sale della Casa del nobile Giangiacomo Poldi Pezzoli, che è il museo è più importante in Italia per l’orologeria antica, e uno dei più prestigiosi in Europa. Scopriremo la raccolta di meridiane portatili e di orologi solari di Piero Portaluppi, la collezione di più di cento esemplari da tavolo e da persona dal Rinascimento all’Ottocento donati da Bruno Falck nel 1973, e infine una nuova collezione recentemente esposta dedicata agli orologi da persona donata dal genovese Luigi Delle Piane. Orologi unici e preziosi, da quelli del Rinascimento rivestiti d’oro e di smalti, a quelli barocchi in cristallo di rocca, agli esemplari dipinti che si ispirano alla grande pittura del tempo: una bellezza che cela minuti e complessi meccanismi. Non mancano infine esemplari curiosi, come “Il Carro di Diana” (1610) un automa da tavolo destinato a stupire gli ospiti muovendosi da un commensale all’altro mentre segna il tempo che passa, l’orologio Lover’s eye destinato ad un amante clandestino o quello universale à remontoir degli inizi del Novecento che segna contemporaneamente l’ora di 43 città del mondo.

 

GALLERIA

 

LUOGO D’INCONTRO

all’ingresso del Museo

Via Manzoni 12, Milano

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