CUSANO MILANINO, CITTA’ GIARDINO
a cura di Alessandra Abbiati

 

Ci sono uomini che sono stati capaci di sognare e di realizzare un futuro non tanto per sé, ma soprattutto per gli altri.
Questa è la storia di Luigi Buffoli e di un sogno che si avvera:
Cusano Milanino, la città-giardino.
A lui dedichiamo questo piccolo contributo

 

 

 

 

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IN AMBROSIANA…ALDO MANUZIO E IL LIBRO MODERNO
a cura di Daniela Veronesi

 

La Biblioteca Ambrosiana possiede una ricchezza di codici e libri a stampa antichi di grandissima importanza.
Fra questi le edizioni aldine dei primi anni del Cinquecento che hanno segnato la storia e lo sviluppo del libro moderno

 

 

 

 

 

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L’ARTE E L’ARCHITETTURA ITALIANA FONTI DI ISPIRAZIONE NEGLI STATES!
DUE ESEMPI MILANESI – seconda parte
a cura di Alessandra Abbiati

Dai secoli antichi l’Italia è stata modello a cui guardare nell’arte, nell’architettura e non solo…
I nostri Maestri hanno contribuito a dare volto all’arte di tutta Europa e non solo …
Anche nel XIX e XX secolo, quando l’arte moderna ha origine in altri Paesi, l’Italia ha continuato a suscitare fascino e ad essere fonte di ispirazione

 

 

 

 

 

 

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L’ARTE E L’ARCHITETTURA ITALIANA FONTI DI ISPIRAZIONE NEGLI STATES!
DUE ESEMPI MILANESI – prima parte
a cura di Alessandra Abbiati

Dai secoli antichi l’Italia è stata modello a cui guardare nell’arte, nell’architettura e non solo…
I nostri Maestri hanno contribuito a dare volto all’arte di tutta Europa e non solo …
Anche nel XIX e XX secolo, quando l’arte moderna ha origine in altri Paesi, l’Italia ha continuato a suscitare fascino e ad essere fonte di ispirazione

 

 

 

 

 

 

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L’ARCIMBOLDO MILANESE
a cura di Marina Fassera

Un excursus tra le opere certe e supposte del periodo milanese di Giuseppe Arcimboldo: dalle vetrate del Duomo alle “teste ghiribizzose” 

 

 

 

 

 

 

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1 MAGGIO 2020 FESTA DEI LAVORATORI
Si ricordano i lavoratori … ma anche oggi è una giornata di straniante realtà
a cura di Marina Fassera

 Il “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo è in assoluto l’immagine più sfruttata in occasione del 1° maggio. Utilizzata in ambito politico, sindacale e non solo. Riprodotta in ogni modo e maniera, e non necessariamente solo il 1° maggio. Trasformata secondo le esigenze comunicative, estrapolandone i protagonisti, ammodernandola secondo i tempi (vedi campagna tesseramento PSI del 1987)
Persino la pubblicità se ne è impossessata: Armando Testa nel 2000 crea la campagna pubblicitaria per Lavazza ispirandosi alla forza di comunicazione del gruppo dei lavoratori del Quarto Stato che marciano a difesa dei propri diritti, per proclamare a grandi lettere che “tutti hanno diritto a una buona pausa caffè”. La Volkswagen (1992) ha abilmente sfruttato l’idea di Pellizza e al posto dei protagonisti del Quarto Stato, auto rosse roboanti, e anche un po’ aggressive, avanzano verso i riguardanti.
La forza, la risolutezza e la nobiltà dei lavoratori di Pellizza nel marciare verso la conquista della libertà, dei diritti, del lavoro viene plasmata ad uso e consumo … A Volpedo nel 2001, in occasione del centenario del dipinto, si è organizzata una mostra dedicata proprio alla fortuna dell’opera tra ideologia e comunicazione di massa.
Un incredibile successo per un dipinto che costò a Pellizza sudore e fatica, senza trarne quella giusta ricompensa in vita che avrebbe meritato (ricordo che Pellizza si tolse la vita nel 1907 impiccandosi nel suo studio di Volpedo). Dieci lunghi anni, se non di più, per elaborare un’opera dedicata alla lotta di classe dei lavoratori. I lavoratori di Pellizza erano i contadini della sua terra, Volpedo, ma lui li seppe legare al movimento internazionale dei lavoratori. Masse che elevò attraverso la bellezza (non a caso ci sono evidenti richiami a Maestri del Rinascimento),
convinto del messaggio riformista socialista di cui si fece portatore educandole, quelle masse, e nobilitandole con la sua opera.
Gioie, illusioni e delusioni, dolore, sangue per un quadro che non è mai stato, e non è, “solo” un quadro.
Gioie, illusioni e delusioni, dolore, sangue che sono costate anche ai lavoratori allora, a fine ‘800, ed ora nel III millennio.
Ecco perché il “Quarto Stato” continua ad essere un manifesto che tutti sentono proprio.
Per inciso, il Quarto Stato è esposto al Museo del Novecento di Milano in uno spazio creato ad hoc, lungo la rampa di accesso alle sale museali. Volutamente collocato prima dello “strappo” dei biglietti, in modo che tutti, senza biglietto alcuno, lo possano ammirare. Anche questo mi pare degno di nota!

P.S. Tra le immagini che pubblico, anche gli Ambasciatori della fame, che del Quarto Stato rappresenta la prima idea, oltre a Fiumana (Pinacoteca di Brera), ma aggiungo a ricordare il tema del lavoro un dipinto più che evocativo e che non lascia spazio a fraintendimenti: Emilio Longoni, L’oratore dello Sciopero, 1890-1892, proprietaria è la Banca Credito Cooperativo di Barlassina

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LA CORONA FERREA: QUESITI IRRISOLTI
a cura di Daniela Veronesi

Dopo aver ascoltato Alessandra che ha illustrato la storia della Reliquia del Sacro Chiodo custodita nel Duomo di Milano,
Daniela completa il racconto riassumendo le vicende complesse della Corona Ferrea legata anch’essa alla presenza di un Chiodo della Croce.
Vicenda complessa e con molti aspetti ancora irrisolti  

 

 

 

 

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ANTICHI RITI E TRADIZIONI MILANESI. IL SANTO CHIODO E LA NIVOLA
a cura di Alessandra Abbiati

La storia di una città non è fatta solo di grandi accadimenti, ma anche di storie minori,
legate alla quotidianità dei suoi abitanti che nei secoli hanno lasciato testimonianze e ricordi che si riflettono nelle tradizioni,
nel linguaggio, nei riti …

 

 

 

 

 

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GUIDE IN AZIONE E… IN RELAX 
a cura di … noi di Artema 

… a due mesi dal Coronavirus…

In questi giorni si parla di FASE 2: la curva del contagio del virus che ha cambiato le nostre vite scende e ci si prepara fra incertezze e dubbi a tornare ad una parvenza di vita “normale”. In cuor nostro sappiamo che il 2020 sarà l’anno spartiacque di un prima e un dopo, ma non per questo, pur prevedendo tempi lunghi, dobbiamo abbandonare l’idea di ritrovarci per le strade di Milano e per le strade del mondo.

La FASE 2 per noi non è vicina, non scatterà il 4 maggio e nemmeno nelle settimane successive

Il nostro lavoro è fatto di contatto, un contatto autentico, incontri reali durante i quali vi raccontiamo le bellezze di Milano, del territorio, del mondo.
Quel contatto autentico attraverso cui vi trasmettiamo la nostra passione per l’arte, la storia, il paesaggio, per il “patrimonio culturale” …
e il “patrimonio culturale” è l’identità di un popolo, è il cuore pulsante della sua storia, del suo passato e del suo presente.

Capite bene che trasformare il contatto autentico in un contatto virtuale non è facile.

Dal DPCM dell’8 marzo musei e siti monumentali di tutta Italia hanno aperto virtualmente le loro porte, ci hanno fatto entrare nelle collezioni custodite nelle sale deserte da quel dì.

Lo stesso lo abbiamo fatto anche noi in modalità differenti … dai messaggi dal passato (poeti, letterati, viaggiatori hanno visitato Milano e ne hanno fatto conoscere la bellezza, la nobiltà, l’efficienza prima, molto prima di noi, attraverso i loro scritti, poesie, diari di viaggio) ai video homemade (l’imperativo dello “stare in casa” non consente altro) che ci hanno permesso di allargare un po’ i perimetri ristretti
di una comunicazione abbreviata e di divulgare qualche conoscenza in più.

Il passo successivo, pur continuando nel rapporto forzatamente virtuale, perché purtroppo la FASE 2 non è dietro l’angolo, è quello di un dialogo reciproco. Raccontare sì, divulgare sì, ma anche dialogare con chi pazientemente ascolta, ma che ha voglia di fare domande, osservazioni, o più semplicemente di condividere.
Non vi condurremo in visite guidate virtuali, lo fanno già altri, altrove. Quel che faremo è mettere a disposizione contenuti che sono il frutto del nostro studio, delle nostre specializzazioni per aprire nuovi orizzonti.

Nel frattempo, un grazie di cuore a chi ci segue da anni, a chi ci ha conosciuto da poco, a chi in queste settimane ci ha gratificato e ci dato la gioia e le motivazioni per guardare oltre.

A presto dunque…. virtualmente per ora … ma solo per ora 😉 !

 

 

 

 

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MILANO CON GLI OCCHI DI PETRARCA


Messaggi dal passato: Milano con gli occhi di …

Parole di poeti, letterati, viaggiatori che hanno visitato Milano,
che hanno soggiornato nella nostra città lasciandone testimonianza attraverso descrizioni, parole ed emozioni che sono arrivate fino a noi

 

 

 

 

 

 

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…IN UN ANGOLO DELLA VECCHIA MILANO: LA MADONNA DEI TENCITT 
a cura di Alessandra Abbiati

La storia di una città non è fatta solo di grandi accadimenti ed eventi, ma anche di storie minori,
legate alla quotidianità dei suoi abitanti che nei secoli hanno lasciato testimonianze e ricordi,
che si riflettono nelle tradizioni, nel linguaggio, nei culti… Milano non è da meno.
Ci vuole solo un po’ di pazienza per ritrovare anche nella nostra città tradizioni e una vocazione apparentemente perdute.  

 

 

 

 

 

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RIFLESSIONI SULL’ULTIMA CENA DI LEONARDO DA VINCI E SULLA PIETÀ RONDANINI DI MICHELANGELO

12 Aprile 2020 Pasqua: una Pasqua insolita di cui ci ricorderemo a lungo e che merita auguri diversi.
I nostri vi giungono attraverso una breve riflessione su due capolavori che custodiamo a Milano. 
L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci a ricordo del Giovedì Santo, un dipinto che stupisce e coinvolge a distanza di secoli per quelle emozioni fortissime e vere che gli Apostoli mostrano
attraverso l’eloquenza dei gesti, le espressioni dei loro volti, di fronte all’annuncio di Cristo del tradimento
La Pietà Rondanini di Michelangelo, l’ultima, la più intensa tra quelle che l’artista scolpì,  e quella dove l’imago pietatis si fa speranza di Resurrezione
I nostri più sinceri auguri da Marina e da tutto il Gruppo Artema

 

 

 

 

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PREZIOSI MANUFATTI NELLA MILANO DEL ‘500 
a cura di Daniela Veronesi

Un breve excursus fra le più rinomate botteghe orafe della Milano nel ‘500, per ricordare come la nostra città fosse luogo di produzione di oggetti di grande pregio.
Per ricordare quanto i nostri artigiani fossero apprezzati in tutta Europa per la loro creatività e abilità nella lavorazione dei metalli nobili o meno nobili,
delle pietre dure, dei cristalli di rocca … Quegli stessi artigiani che, a distanza di secoli, continuano ad essere un “fiore all’occhiello” in ogni campo della produzione manifatturiera
e che, pensando al passato, dovremmo rivalutare e sostenere… soprattutto quando il Paese ripartirà dopo l’emergenza Coronavirus!

 

 

 

 

 

 

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IL LATO OSCURO DI MILANO: “CACCIA ALLE STREGHE, CACCIA AGLI UNTORI”.
QUANDO LA PAURA COLLETTIVA PRODUCEVA “MOSTRI”
a cura di Paolo Rotticci

C’è una parola “antica”, e per questo desueta, che è tornata ad essere usata nelle scorse settimane: “untore”.
Epiteto con il quale è stato additato il nostro Paese, perché l’Italia è stato il primo Stato in Europa dove si è diffusa la terribile epidemia di Coronavirus.
In una breve riflessione sul significato di questa parola, torniamo alla memoria passata, scoprendo il volto oscuro di Milano,
quando la parola “untore” scatenava una vera e propria caccia a uomini e, molto più spesso, a donne presunti stregoni, streghe, eretici …
“colpevoli” di eventi drammatici a cui non si riusciva a dare spiegazioni razionali.

 

 

 

 

 

 

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CITTÀ VUOTE … SILENTI … PERFETTE …
a cura di Marina Fassera

Città vuote … silenti … perfette …
Città ideali.
Utopie di un mondo perfetto maturate dalla concezione rinascimentale di cui l’uomo, con la sua ragione, è motore, fulcro, misura di tutto. L’uomo è artefice, creatore. Una perfezione cercata, inseguita, forse raggiunta … e persa. Una chimera, un’illusione.
I dipinti di cui pubblico le immagini sono tre “scenografie”, o “prospettive architettoniche”, realizzati su tavola alla fine del XV secolo. Non ne conosciamo la paternità e ci sfugge il significato ultimo.
Si trovano alla Galleria Nazionale di Urbino, alla Walters Art Gallery di Baltimora e alla Staatliche Museen Gemӓldegalerie di Berlino.

Di queste tavole non ne faccio una disamina storico artistica, non è importante in questo momento e c’è un’ampia bibliografia in merito.
Il mio pensiero è corso a questi dipinti dal fascino misterioso, osservando le piazze e le strade vuote delle nostre città in questo periodo. Certo nel nostro vivere quotidiano il vuoto, il silenzio non sono ammessi, spesso non li apprezziamo. Anzi… la città ideale e perfetta per noi è quella brulicante di vita, movimento, traffico …
Eppure esiste un’altra dimensione.
Anche in queste tavole dipinte da mani ignote, nel loro rigore compiuto, nella bellezza assoluta della geometria, nella luce tersa e cristallina, nei richiami ad un mondo antico e ad una età dell’oro, la vita, apparentemente cancellata, c’è!
La vita è affidata a piccoli vasi che punteggiano di verde alcune finestre nella tavola di Urbino, a qualche persona che qua e là compare nel dipinto di Baltimora, dove al centro, in primo piano, c’è una fontana
(richiamo alla vita per antonomasia), mentre nella tavola di Berlino sullo sfondo il mare e navi con le vele spiegate.

A tutto c’è una misura!

 

 

 

 

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OMAGGIO A LEONARDO DA VINCI
a cura di Marina Fassera

Un piccolo omaggio a Leonardo da Vinci a conclusione dell’anno a lui dedicato
in occasione dei 500 anni dalla sua morte

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MILANO VISTA DA RENZO TRAMAGLINO 
a cura di Alessandra Abbiati

 

In queste settimane in cui le nostre vite sono radicalmente cambiate a causa di un terribile virus, inafferrabile quanto devastante, spesso si sono fatte similitudine con le terribili epidemie di peste che, secoli or sono, imperversavano in Europa. E non può non venire in mente la Milano del Seicento descritta da Manzoni nei Promessi Sposi, quella vissuta da Renzo …

 

 

 

 

 

 

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18-22 MARZO 1848 LE 5 GLORIOSE GIORNATE DI MILANO

POPOLO DI MILANO! 

“L’Europa ha gli occhi su di noi per decidere se il lungo nostro silenzio venisse da magnanima prudenza o da paura; le provincie aspettano da noi la parola d’ordine. Il destino dell’Italia è nelle nostre mani, un giorno può decidere la sorte di un secolo”

CITTADINI!

“Le prime prove d’oggi dimostrano che in voi è ancora il valore dei Padri vostri. Perché queste non siano infruttuose bisogna che proteggiate quello che avete già fatto. Conviene che neppur la notte vi stanchi […] perché il nemico veglia contro di voi. Difendete le barricate, armatevi, e vittoria e libertà sono con voi”

“ORDINE! CONCORDIA! CORAGGIO!”

Questi i testi di due manifesti affissi sui muri di Milano durante le 5 Giornate, presumibilmente dettati da Cesare Correnti. Abbiamo scelto questi manifesti e non altre citazioni dei protagonisti che fecero le 5 Giornate, perché ci sembrano adeguati per il momento che stiamo vivendo in quanto spronano a “combattere”, non con le armi nel nostro caso, ma con il buon senso e un po’ di sacrificio contro un nemico invisibile, ma insidioso e terribile!
Molte le letture sulla storia di quei giorni, ma a chi lo desidera proponiamo di rivedere la puntata di “Passato e presente” andata in onda nel 2018 in occasione dei 170 anni di questo evento

https://www.raiplay.it/video/2018/03/Passato-e-presente—LE-5-GIORNATE-DI-MILANO-55910864-2c0e-4d0c-9a2c-c109d38e8208.html  

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ECCELLENZA ED EMERGENZA NELLA SANITA’ MILANESE ALL’EPOCA DEGLI SFORZA
a cura di Marina Fassera

Pochi cenni per ricordare quanto fece Milano nel Quattrocento in campo ospedaliero e nella prevenzione del contagio in caso di epidemie, rimandando gli approfondimenti al tempo in cui sarà possibile ritrovarci a visitare questi luoghi o quel che rimane.

 

 

 

 

 

 

 

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MILANO CON GLI OCCHI DI BONVESIN DE LA RIVA CAPITOLI 1 e 2

[…] la nostra fiorentissima città è famosa perché situata in una bella, ricca e fertile pianura, dove il clima è temperato e fornisce tutto quanto è necessario alla vita umana, tra due mirabili fiumi equidistanti, il Ticino e l’Adda: non senza ragione essa assunse il nome di Mediolanum, come a dire che si trova come una lingua in mezzo ai due fiumi […] (capitolo 1 – § I)

Dentro la città non vi sono cisterne, né conduttore di acque che vengano da lontano, ma acque vive, naturali, mirabilmente adatte a essere bevute dall’uomo, limpide, salubri, a portata di mano, mai scarseggianti anche se il tempo è asciutto, e tanto abbondanti che in ogni casa appena decorosa vi è quasi sempre una fonte di acqua viva, che viene chiamata pozzo […]
(capitolo 1 – § III)

Questa città ha forma circolare, a modo di un cerchio; tale mirabile rotondità è il segno della sua perfezione (capitolo 2 – § IV)

Un fossato di sorprendente bellezza e larghezza circonda questa città da ogni parte e contiene non una palude o uno stagno putrido, ma l’acqua viva delle fonti, popolata di pesci e di gamberi […] (capitolo 2 – § V)

Anche le porte principali della città sono solidissime e arrivano al numero di sei. Le porte secondarie sono invece dieci, si chiamano “pusterle” […] ciascuna delle porte ha due torri […] (capitolo 2 – § VI)

Le chiese degne di tale e tanta città sono, soltanto dentro le mura, circa duecento […] (capitolo 2 – § VII)

Bonvesin de la Riva, De magnalibus Mediolani, 1288

Chi era Bonvesin de la Riva?
Era un milanese, maestro di grammatica, terziario dell’Ordine degli Umiliati, il suo nome “de la Riva” ci dice che veniva dalla ripa di Porta Ticinese. Nel 1288 scrisse De magnalibus Mediolani con l’intento non solo e non tanto di descrivere le “meraviglie di Milano”, ma attraverso queste meraviglie far sì che “la parola saggia trovi posto negli spazi dissennati delle ambizioni politiche” (Maria Corti). Per questo Bonvensin usa toni entusiastici e celebrativi e mostra il lato bello e buono di Milano, ignorando le lotte intestine che stavano portando alla signoria. Bonvesin con la sua laus civitatis rimane comunque una fonte che, con i dovuti “distinguo”, ci mostra la fotografia di come era Milano nel Medioevo, con le sue mura, le sue torri, i suoi canali, i suoi palazzi, le sue chiese ….

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MILANO CON GLI OCCHI DI BONVESIN DE LA RIVA Introduzione

Qui M(ediolani) magnalia nosse querit, hoc (libri) plani lumine certus erit

Chi vuole conoscere le meraviglie di Milano avrà in questo facile libro una guida sicura

[…] poiché mi sono accorto che non solo gli stranieri, ma anche i miei concittadini dormono, nel deserto, per così dire, dell’ignoranza e non conoscono le meraviglie di Milano, ho pensato di aiutarli a farsene un’opinione, in modo che, aprendo gli occhi, vedano e, vedendo, capiscano che città sia la nostra e quanto sia degna di ammirazione. Perciò nell’anno milleduecentottantotto dalla nascita del Signore nostro Gesù Cristo, ventesimosesto anno di pontificato del venerabile padre signore Ottone Visconti, arcivescovo della Chiesa milanese […] e il signore Matteo Visconti, capitano del popolo del medesimo territorio, ho composto questo opuscolo, dopo aver con grande diligenza e molta fatica investigata deliberatamente la verità delle cose […] con l’intendimento che […] ne derivino tre cose. Primo: che tutti gli amici di questa città e tutti quelli che non provano invidia, leggendo e sentendo queste meraviglie, se ne rallegrino […] Secondo: che tutti gli stranieri, venendo a conoscere la nobiltà e la dignità dei Milanesi […] li rispettino, li onorino, li amino e li difendano. Terzo: che i miei concittadini, guardandosi allo specchio e considerando di quale patria siano figli, non degenerino in alcun modo da tale nobiltà né, con un governo disonorevole, macchino e diffamino la loro patria.

Bonvesin de la Riva, De magnalibus Mediolani, 1288

Chi era Bonvesin de la Riva?
Era un milanese, maestro di grammatica, terziario dell’Ordine degli Umiliati, il suo nome “de la Riva” ci dice che veniva dalla ripa di Porta Ticinese. Nel 1288 scrisse De magnalibus Mediolani con l’intento non solo e non tanto di descrivere le “meraviglie di Milano”, ma attraverso queste meraviglie far sì che “la parola saggia trovi posto negli spazi dissennati delle ambizioni politiche” (Maria Corti). Per questo Bonvensin usa toni entusiastici e celebrativi e mostra il lato bello e buono di Milano, ignorando le lotte intestine che stavano portando alla signoria. Bonvesin con la sua laus civitatis rimane comunque una fonte che, con i dovuti “distinguo”, ci mostra la fotografia di come era Milano nel Medioevo, con le sue mura, le sue torri, i suoi canali, i suoi palazzi, le sue chiese ….

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MILANO CON GLI OCCHI DI DECIMO MAGNO AUSONIO

Tutto è meraviglioso a Milano: la dovizia di ogni cosa, il numero e l’eleganza dei palazzi d’abitazione, l’indole affabile della gente; il vivere lieto;
poi la bellezza del luogo, che si estende entro doppia cinta di mura;
e, passione del popolo, il circo e l’imponenza dell’arcuato teatro;
i templi, la rocca Palatina e l’opulenta Zecca;
il recinto sempre affollato delle Terme consacrate ad Ercole;
i peristilii tutti quanti ornati di fregi marmorei;
e le mura, circondate di fosso come un vallo.
Tutte cose che gareggiano ed eccellono in bellezza e grandiosità,
sicché nemmeno l’accostamento con Roma le opprime.

Decimo Magno Ausonio, Ordo urbium nobilium, fine IV secolo

Chi era Decimo Magno Ausonio?
Era un poeta, nominato console dall’Imperatore Graziano nel 379. Durante un lungo viaggio attraverso le province dell’Impero romano, scrisse un resoconto per divulgare informazioni e giudizi sulle città e i luoghi visitati. Tra le città più importanti descritte da Ausonio Mediolanum, Milano, che all’epoca era capitale dell’Impero

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