PREZIOSI MANUFATTI NELLA MILANO DEL ‘500 
a cura di Daniela Veronesi

Un breve excursus fra le più rinomate botteghe orafe della Milano nel ‘500, per ricordare come la nostra città fosse luogo di produzione di oggetti di grande pregio.
Per ricordare quanto i nostri artigiani fossero apprezzati in tutta Europa per la loro creatività e abilità nella lavorazione dei metalli nobili o meno nobili,
delle pietre dure, dei cristalli di rocca … Quegli stessi artigiani che, a distanza di secoli, continuano ad essere un “fiore all’occhiello” in ogni campo della produzione manifatturiera
e che, pensando al passato, dovremmo rivalutare e sostenere… soprattutto quando il Paese ripartirà dopo l’emergenza Coronavirus!

 

 

 

 

 

 

Ti è piaciuto il nostro sms?

lascia un tuo commento

 

IL LATO OSCURO DI MILANO: “CACCIA ALLE STREGHE, CACCIA AGLI UNTORI”.
QUANDO LA PAURA COLLETTIVA PRODUCEVA “MOSTRI”
a cura di Paolo Rotticci

C’è una parola “antica”, e per questo desueta, che è tornata ad essere usata nelle scorse settimane: “untore”.
Epiteto con il quale è stato additato il nostro Paese, perché l’Italia è stato il primo Stato in Europa dove si è diffusa la terribile epidemia di Coronavirus.
In una breve riflessione sul significato di questa parola, torniamo alla memoria passata, scoprendo il volto oscuro di Milano,
quando la parola “untore” scatenava una vera e propria caccia a uomini e, molto più spesso, a donne presunti stregoni, streghe, eretici …
“colpevoli” di eventi drammatici a cui non si riusciva a dare spiegazioni razionali.

 

 

 

 

 

 

Ti è piaciuto il nostro sms?

lascia un tuo commento

 

CITTÀ VUOTE … SILENTI … PERFETTE …

Città vuote … silenti … perfette …
Città ideali.
Utopie di un mondo perfetto maturate dalla concezione rinascimentale di cui l’uomo, con la sua ragione, è motore, fulcro, misura di tutto. L’uomo è artefice, creatore. Una perfezione cercata, inseguita, forse raggiunta … e persa. Una chimera, un’illusione.
I dipinti di cui pubblico le immagini sono tre “scenografie”, o “prospettive architettoniche”, realizzati su tavola alla fine del XV secolo. Non ne conosciamo la paternità e ci sfugge il significato ultimo.
Si trovano alla Galleria Nazionale di Urbino, alla Walters Art Gallery di Baltimora e alla Staatliche Museen Gemӓldegalerie di Berlino.

Di queste tavole non ne faccio una disamina storico artistica, non è importante in questo momento e c’è un’ampia bibliografia in merito.
Il mio pensiero è corso a questi dipinti dal fascino misterioso, osservando le piazze e le strade vuote delle nostre città in questo periodo. Certo nel nostro vivere quotidiano il vuoto, il silenzio non sono ammessi, spesso non li apprezziamo. Anzi… la città ideale e perfetta per noi è quella brulicante di vita, movimento, traffico …
Eppure esiste un’altra dimensione.
Anche in queste tavole dipinte da mani ignote, nel loro rigore compiuto, nella bellezza assoluta della geometria, nella luce tersa e cristallina, nei richiami ad un mondo antico e ad una età dell’oro, la vita, apparentemente cancellata, c’è!
La vita è affidata a piccoli vasi che punteggiano di verde alcune finestre nella tavola di Urbino, a qualche persona che qua e là compare nel dipinto di Baltimora, dove al centro, in primo piano, c’è una fontana
(richiamo alla vita per antonomasia), mentre nella tavola di Berlino sullo sfondo il mare e navi con le vele spiegate.

A tutto c’è una misura!

Marina

 

 

 

 

Ti è piaciuto il nostro sms?

lascia un tuo commento

.

OMAGGIO A LEONARDO DA VINCI

Un piccolo omaggio a Leonardo da Vinci a conclusione dell’anno a lui dedicato
in occasione dei 500 anni dalla sua morte

Ti è piaciuto il nostro sms?

lascia un tuo commento

.

MILANO VISTA DA RENZO TRAMAGLINO 
a cura di Alessandra Abbiati

 

In queste settimane in cui le nostre vite sono radicalmente cambiate a causa di un terribile virus, inafferrabile quanto devastante, spesso si sono fatte similitudine con le terribili epidemie di peste che, secoli or sono, imperversavano in Europa. E non può non venire in mente la Milano del Seicento descritta da Manzoni nei Promessi Sposi, quella vissuta da Renzo …

 

 

 

 

 

 

Ti è piaciuto il nostro sms?

lascia un tuo commento

.

18-22 MARZO 1848 LE 5 GLORIOSE GIORNATE DI MILANO

POPOLO DI MILANO! 

“L’Europa ha gli occhi su di noi per decidere se il lungo nostro silenzio venisse da magnanima prudenza o da paura; le provincie aspettano da noi la parola d’ordine. Il destino dell’Italia è nelle nostre mani, un giorno può decidere la sorte di un secolo”

CITTADINI!

“Le prime prove d’oggi dimostrano che in voi è ancora il valore dei Padri vostri. Perché queste non siano infruttuose bisogna che proteggiate quello che avete già fatto. Conviene che neppur la notte vi stanchi […] perché il nemico veglia contro di voi. Difendete le barricate, armatevi, e vittoria e libertà sono con voi”

“ORDINE! CONCORDIA! CORAGGIO!”

Questi i testi di due manifesti affissi sui muri di Milano durante le 5 Giornate, presumibilmente dettati da Cesare Correnti. Abbiamo scelto questi manifesti e non altre citazioni dei protagonisti che fecero le 5 Giornate, perché ci sembrano adeguati per il momento che stiamo vivendo in quanto spronano a “combattere”, non con le armi nel nostro caso, ma con il buon senso e un po’ di sacrificio contro un nemico invisibile, ma insidioso e terribile!
Molte le letture sulla storia di quei giorni, ma a chi lo desidera proponiamo di rivedere la puntata di “Passato e presente” andata in onda nel 2018 in occasione dei 170 anni di questo evento

https://www.raiplay.it/video/2018/03/Passato-e-presente—LE-5-GIORNATE-DI-MILANO-55910864-2c0e-4d0c-9a2c-c109d38e8208.html  

Ti è piaciuto il nostro sms?

lascia un tuo commento

.

ECCELLENZA ED EMERGENZA NELLA SANITA’ MILANESE ALL’EPOCA DEGLI SFORZA

Pochi cenni per ricordare quanto fece Milano nel Quattrocento in campo ospedaliero e nella prevenzione del contagio in caso di epidemie, rimandando gli approfondimenti al tempo in cui sarà possibile ritrovarci a visitare questi luoghi o quel che rimane.

 

 

 

 

 

 

 

Ti è piaciuto il nostro sms?

lascia un tuo commento

.

BONVESIN DE LA RIVA CAPITOLI 1 e 2

[…] la nostra fiorentissima città è famosa perché situata in una bella, ricca e fertile pianura, dove il clima è temperato e fornisce tutto quanto è necessario alla vita umana, tra due mirabili fiumi equidistanti, il Ticino e l’Adda: non senza ragione essa assunse il nome di Mediolanum, come a dire che si trova come una lingua in mezzo ai due fiumi […] (capitolo 1 – § I)

Dentro la città non vi sono cisterne, né conduttore di acque che vengano da lontano, ma acque vive, naturali, mirabilmente adatte a essere bevute dall’uomo, limpide, salubri, a portata di mano, mai scarseggianti anche se il tempo è asciutto, e tanto abbondanti che in ogni casa appena decorosa vi è quasi sempre una fonte di acqua viva, che viene chiamata pozzo […]
(capitolo 1 – § III)

Questa città ha forma circolare, a modo di un cerchio; tale mirabile rotondità è il segno della sua perfezione (capitolo 2 – § IV)

Un fossato di sorprendente bellezza e larghezza circonda questa città da ogni parte e contiene non una palude o uno stagno putrido, ma l’acqua viva delle fonti, popolata di pesci e di gamberi […] (capitolo 2 – § V)

Anche le porte principali della città sono solidissime e arrivano al numero di sei. Le porte secondarie sono invece dieci, si chiamano “pusterle” […] ciascuna delle porte ha due torri […] (capitolo 2 – § VI)

Le chiese degne di tale e tanta città sono, soltanto dentro le mura, circa duecento […] (capitolo 2 – § VII)

Bonvesin de la Riva, De magnalibus Mediolani, 1288

Chi era Bonvesin de la Riva?
Era un milanese, maestro di grammatica, terziario dell’Ordine degli Umiliati, il suo nome “de la Riva” ci dice che veniva dalla ripa di Porta Ticinese. Nel 1288 scrisse De magnalibus Mediolani con l’intento non solo e non tanto di descrivere le “meraviglie di Milano”, ma attraverso queste meraviglie far sì che “la parola saggia trovi posto negli spazi dissennati delle ambizioni politiche” (Maria Corti). Per questo Bonvensin usa toni entusiastici e celebrativi e mostra il lato bello e buono di Milano, ignorando le lotte intestine che stavano portando alla signoria. Bonvesin con la sua laus civitatis rimane comunque una fonte che, con i dovuti “distinguo”, ci mostra la fotografia di come era Milano nel Medioevo, con le sue mura, le sue torri, i suoi canali, i suoi palazzi, le sue chiese ….

Ti è piaciuto il nostro sms?

lascia un tuo commento

.

BONVESIN DE LA RIVA Introduzione

Qui M(ediolani) magnalia nosse querit, hoc (libri) plani lumine certus erit

Chi vuole conoscere le meraviglie di Milano avrà in questo facile libro una guida sicura

[…] poiché mi sono accorto che non solo gli stranieri, ma anche i miei concittadini dormono, nel deserto, per così dire, dell’ignoranza e non conoscono le meraviglie di Milano, ho pensato di aiutarli a farsene un’opinione, in modo che, aprendo gli occhi, vedano e, vedendo, capiscano che città sia la nostra e quanto sia degna di ammirazione. Perciò nell’anno milleduecentottantotto dalla nascita del Signore nostro Gesù Cristo, ventesimosesto anno di pontificato del venerabile padre signore Ottone Visconti, arcivescovo della Chiesa milanese […] e il signore Matteo Visconti, capitano del popolo del medesimo territorio, ho composto questo opuscolo, dopo aver con grande diligenza e molta fatica investigata deliberatamente la verità delle cose […] con l’intendimento che […] ne derivino tre cose. Primo: che tutti gli amici di questa città e tutti quelli che non provano invidia, leggendo e sentendo queste meraviglie, se ne rallegrino […] Secondo: che tutti gli stranieri, venendo a conoscere la nobiltà e la dignità dei Milanesi […] li rispettino, li onorino, li amino e li difendano. Terzo: che i miei concittadini, guardandosi allo specchio e considerando di quale patria siano figli, non degenerino in alcun modo da tale nobiltà né, con un governo disonorevole, macchino e diffamino la loro patria.

Bonvesin de la Riva, De magnalibus Mediolani, 1288

Chi era Bonvesin de la Riva?
Era un milanese, maestro di grammatica, terziario dell’Ordine degli Umiliati, il suo nome “de la Riva” ci dice che veniva dalla ripa di Porta Ticinese. Nel 1288 scrisse De magnalibus Mediolani con l’intento non solo e non tanto di descrivere le “meraviglie di Milano”, ma attraverso queste meraviglie far sì che “la parola saggia trovi posto negli spazi dissennati delle ambizioni politiche” (Maria Corti). Per questo Bonvensin usa toni entusiastici e celebrativi e mostra il lato bello e buono di Milano, ignorando le lotte intestine che stavano portando alla signoria. Bonvesin con la sua laus civitatis rimane comunque una fonte che, con i dovuti “distinguo”, ci mostra la fotografia di come era Milano nel Medioevo, con le sue mura, le sue torri, i suoi canali, i suoi palazzi, le sue chiese ….

Ti è piaciuto il nostro sms?

lascia un tuo commento

.

DECIMO MAGNO AUSONIO

Tutto è meraviglioso a Milano: la dovizia di ogni cosa, il numero e l’eleganza dei palazzi d’abitazione, l’indole affabile della gente; il vivere lieto;
poi la bellezza del luogo, che si estende entro doppia cinta di mura;
e, passione del popolo, il circo e l’imponenza dell’arcuato teatro;
i templi, la rocca Palatina e l’opulenta Zecca;
il recinto sempre affollato delle Terme consacrate ad Ercole;
i peristilii tutti quanti ornati di fregi marmorei;
e le mura, circondate di fosso come un vallo.
Tutte cose che gareggiano ed eccellono in bellezza e grandiosità,
sicché nemmeno l’accostamento con Roma le opprime.

Decimo Magno Ausonio, Ordo urbium nobilium, fine IV secolo

Chi era Decimo Magno Ausonio?
Era un poeta, nominato console dall’Imperatore Graziano nel 379. Durante un lungo viaggio attraverso le province dell’Impero romano, scrisse un resoconto per divulgare informazioni e giudizi sulle città e i luoghi visitati. Tra le città più importanti descritte da Ausonio Mediolanum, Milano, che all’epoca era capitale dell’Impero

Ti è piaciuto il nostro sms?

lascia un tuo commento

.