Il Sacro incontra il Profano: San Cristoforo e la Street Art

La Milano di un tempo, quella della periferia popolare pian piano abbandonata al degrado, quella lungo l’Alzaia del Naviglio Grande dove è sopravvissuta l’antica chiesa di San Cristoforo, la periferia della prima industrializzazione milanese, si è recentemente incontrata con un progetto di valorizzazione dal nome evocativo: “Un muro che unisce”.
Un muro che seguiremo nel nostro percorso, partendo da quello di mattoni rossi della Chiesa di San Cristoforo per scoprirne la storia antica, gli affreschi interni ed esterni che parlano di fede e speranza ai fedeli, al popolo, in maniera semplice e didascalica.
Esattamente come parla a tutti in modo diretto la moderna forma di arte che riveste edifici, muri della città: la street art. E proprio lungo quel muro, che da San Cristoforo conduce al quartiere Tortona, è stato da poco inaugurato un dipinto che si sviluppa per 400 metri, che ha per protagonista Valentina, la spregiudicata e curiosa fotografa nata dalla penna di Guido Crepax. Personaggio mitico del fumetto italiano, Valentina, è alle prese con la città di oggi e con i suoi simboli, vive una storia ambientata in questa zona di Milano che parla di identità e apertura, di unione.
“Il muro che unisce” è un progetto voluto dal Municipio 6 di Milano e dall’Archivio Guido Crepax che congiunge due zone percepite come lontane e incomunicabili, ma che invece trovano continuità nella storia passata e in quella presente fatta di recupero alla cultura e vivibilità.

GALLERIA