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“È quando la statua è finita che la si incomincia”

(Adolfo Wildt, L’arte del Marmo)

Da questa frase si intuisce la ricerca virtuosistica e la spiritualità senza limiti di uno scultore unico come Adolfo Wildt, che ha fatto della perfezione tecnica un suo marchio. Una perfezione non certo fine a se stessa, ma intrinseca al messaggio vivo e intenso che ogni sua opera evoca, così morbosamente coinvolgente, così drammaticamente espressiva, così profondamente spirituale.
Wildt è lontano dalla lezione classica della perfezione, anche se il suo virtuosismo la potrebbe richiamare. La sua scultura è anticlassica, nella sua opera c’è il respiro della vita, ma anche il dolore della materia nella sua impossibilità di essere viva. Una mostra di 55 opere in gesso, marmo, bronzo realizzata con la collaborazione dei MuséeS d’Orsay e de l’Orangerie di Parigi, e accompagnata da una serie di disegni originali e alcune opere a confronto: dalla Vestale di Antonio Canova, opere di Fausto Melotti, Lucio Fontana e Arrigo Minerbi.
Per ampliare la conoscenza dell’artista, seguiranno, nella belle stagione, percorsi in città laddove è presente l’opera di Wildt.

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