Tra Medioevo e Rinascimento

L’affascinante basilica di Sant’Eustorgio ha una storia secolare che affonda le sue radici nell’epoca paleocristiana, come dimostrano i resti visibili nell’area absidale e la necropoli cristiana nel sotterraneo della chiesa. La sua fama si lega alla presenza delle reliquie dei Re Magi, portate da Milano dal vescovo Eustorgio che, in questa zona fuori dalle antiche mura romane, fece costruire una degna basilica per ospitare degnamente il sarcofago dei Magi appunto. Da allora la chiesa fu meta di pellegrinaggio e la sua fama è ricordata da sempre nelle antiche guide di Milano.
Nelle forme in cui appare oggi, la Basilica di S. Eustorgio è però il frutto della ricostruzione avvenuta nel XIII secolo con l’arrivo a Milano dell’Ordine domenicano e con il patronato della famiglia Visconti dopo che, nel 1277, ebbe la meglio sui Torriani instaurando la Signoria. Fra i Visconti e i Domenicani il sostegno fu sempre reciproco, prova ne sono le numerose commissioni a favore della Basilica e del convento (dall’Arca di San Pietro Martire, capolavoro della scultura del Trecento ad opera di Givanni di Balduccio da Pisa, all’ancona marmorea con scene della Passione di Cristo per l’altar maggiore commissionata da Gian Galeazzo) e le diverse sepolture, alcune purtroppo manomesse, che recano il nome dei Visconti e di famiglie a loro alleate.
Con l’avvento degli Sforza, la chiesa continuò a subire trasformazioni e ammodernamenti nella decorazione, nelle nuove cappelle, fra cui quella costruita dal banchiere Pigello Portinari, un toscano giunto da Firenze a Milano per dirigere la filiale del Banco Mediceo, un toscano che portò con sé il gusto e la cultura rinascimentale. La Cappella Portinari, da subito si impose come un gioiello del Rinascimento lombardo, per le sue forme che richiamano la Sacrestia Vecchia di San Lorenzo del Brunelleschi, pur declinate nel gusto lombardo, per gli splendidi affreschi di Vincenzo Foppa, recentemente recuperati nella loro bellezza, nei colori luminosissimi, nella narrazione pacata e quotidiana delle storie del domenicano S. Pietro Martire che riposa al centro della Cappella.

GALLERIA