Alla biblioteca Trivulziana (Castello Sforzesco) è in corso una mostra su Carlo Porta, grande poeta milanese che scrisse usando il nostro dialetto, di cui si ricorda il bicentenario della morte. Amico delle più belle menti dell’epoca (il ritratto di lui con i suoi amici è esposto a Brera, la cosiddetta cameretta Portiana) non fece mai il passo di vivere solo d’arte, ma si mantenne un impiego in banca, il Monte Napoleone, motivo per cui compaiono le grosse chiavi nella prima vetrina. Creò i suoi personaggi guardando la realtà umana che si agitava sotto la Madonnina e nacquero La Ninetta del Verzèe, il Giovannin Bongèe, Il Marchion di gamb avert. Un ritratto della Ninetta è di Giovanni Segantini che utilizzò come modella Caterina Bugatti, sorella della sua compagna Bice. I Bugatti, quelli della famosa auto, una famiglia davvero singolare, tutti artisti (Carlo famoso ebanista).
Porta tradusse in poesia anche Dante, un piccolo passaggio del famoso canto V dell’Inferno, nell’anno delle celebrazioni dantesche, è doveroso.
Il nostro Carlo “milanes” non venne mai celebrato dai suoi concittadini com’era giusto che fosse, sembra quasi che la sua città si vergogni del suo cantore più celebre, e anche la storia del monumento a lui dedicato è piuttosto singolare. Il primo monumento al Porta venne installato nei giardini di Porta Venezia e distrutto durante i bombardamenti della seconda Guerra Mondiale e per un po’ non se ne fece più nulla, poi nel 1966 timidamente venne replicato e ricollocato nel suo Verziere amatissimo.
Poco valorizzato, complice anche la perdita della conoscenza del dialetto milanese è un poeta che una volta che lo conosci non lo “molli” più. Ironico, ferocemente anticlericale e colto.

Hanno scritto di lui.

“Il suo talento ammirevole che si perfezionava di giorno in giorno, e al quale non è mancato altro che l’esercizio in una lingua colta per porre chi lo possedeva nelle primissime file, lo fa rimpiangere da tutti i suoi concittadini, il ricordo delle sue qualità è per gli amici motivo di rimpianto ancora più doloroso”.
Alessandro Manzoni

“Rileggo con piacere questo sonetto [Sissignor, sur marches]che, siccome è vero, rende presto o tardi inevitabile una rivoluzione in questo paese.”
Stendhal

“Tra il Parini e il Manzoni, come poeta satirico del costume, come inventore e modellatore di tipi saltanti su dalla vita, non può stare che il gran meneghino Carlo Porta.”Giosuè Carducci“Porta è – provvisoriamente – un immortale: finché esisterà qualcuno capace di intendere il suo linguaggio.”
Eugenio Montale

“Le poesie di Carlo Porta sono uno dei grandi libri dell’educazione sentimentale di ogni Lombardo.”
Dante Isella

“Ciò che, ad ogni lettura del grande Porta, maggiormente colpisce è la forza aggettante, la prepotente, irresistibile pregnanza fisica e, quasi, fisiologica della sua parola: direi la sua specificità più teatrale, che lirica o narrativa.Leggendo Porta è quasi impossibile resistere alla tentazione di pronunciarlo, di dirlo, di recitarlo.”
Giovanni Testori

Siete ancora lì? Andate alla Sala del Tesoro della Trivulziana al Castello Sforzesco a vedere questa mostra: piccinina, ma la ghà el coeur in man. Avete tempo fino al 25 luglio

N.B. Gli autografi esposti della Raccolta Portiana, pervenuta nel 1909 all’Archivio Storico Civico, sono stati digitalizzati possono essere consultati sulla piattaforma civica GraficheInComune®. Una bella opportunità.

Daniela Veronesi

Dante Alighieri

Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.         129                 

 

Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.       132                    

 

Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,          135

 

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante». 138

Carlo Porta

Leggevem on bell dì per noster spass
i avventur amoros de Lanzellott;
no gh’eva terz incomod che seccass,
stoo per dì s’avarav poduu stà biott;
e rivand in del legg a certi pass                                   5
ne vegneva la faccia de pancott
e i nost oeucc se incontraven, come a dì
perché no pomm fà istess anca mì e ti?

Ma quand semm vegnuu al punt che el Paladin
el segilla a Zenevra el rid in bocca                            10
cont el pù cald e s’ciasser di basin,
tutt tremant el mè Pavol me né imbocca
vun compagn che ’l ne fa de zoffreghin.
Ah liber porch, fioeul d’ona baltrocca!
Tira giò galiott che te see bravo:                                15
per tutt quell dì gh’emm miss el segn, e s’ciavo!

1 Recensione
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ho visitato la mostra in giugno, confermo piscinina ma carina
grazie per l’articolo