Mostra a Palazzo Reale

Il pittore, il vero pittore sarà colui che saprà strappare alla vita odierna il suo lato epico…”
Fu Baudelaire a pronunciare queste parole, parole rivelatesi profetiche se pensiamo a quanto la pittura impressionista ha reso epica la modernità, senza ricorrere alla retorica e alla mitologia. E fu Manet il primo ad aprire questa strada, a leggere il presente, il quotidiano, gli ambienti dei caffè e dei teatri, la mondanità e il demi-monde, ad immortalare la Parigi Ville Lumière, la modernità e la trasformazione della città con un piglio nuovo e audace che gli valse gli sprezzanti giudizi della critica, la derisione dei benpensanti, il rifiuto dai Salon.
Manet fu invece ammirato ed amato da poeti e letterati che difesero la sua causa, fu applaudito dai giovani pittori impressionisti che lo decretarono loro maestro. Renoir, Degas, Pissarro, videro in lui la via per superare l’accademismo, nonostante la pittura di Manet abbia guardato al passato, alla pittura veneta del Cinquecento e a quella spagnola; videro in lui la modernità dello stile e dell’approccio alla realtà. Manet li sedusse, come seduce noi in questa mostra che, attraverso un taglio tematico, ripercorre la pittura di Manet con opere/capolavori tutte provenienti dal Museo d’Orsay di Parigi: una garanzia dell’alta qualità dell’evento milanese. Accanto ai celeberrimi Il Pifferaio, memore del “giapponismo” che a Parigi imperversava fuori dagli ambienti accademici del Salon, Le Balcon, dove due donne e un uomo sembrano immersi nei loro pensieri mentre si affacciano dal balcone di una dimora borghese su di un boulevard parigino,il Ritratto di Emile Zola che fu sostenitore di Manet dalla prima ora, alcune opere dei giovani compagni, Monet, Degas, Renoir, Signac, Tissot… che diedero vita alle più belle immagini della Parigi capitale della modernità in quel momento d’oro che fu il secondo Ottocento.

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