Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari al Sacro Monte di Varallo

Escursione accompagnata dagli storici dell’arte Marina Fassera e Davide Cabodi

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Non è certo far romanzo immaginar Gaudenzio girar per il borgo; forse verso sera, deposti gli attrezzi nella Cappella; scendere, poco prima del crepuscolo, lungo il Sesia, quando le ombre cadono giù dalle cime dei monti sul fiume e sulla piana, e guardare il “super parietem“ e immaginarsi, immaginare; sentirsi crescere in cuore l’idea di un teatro, là dove, fin lì, non erano che cappellette [..] lui, il calmo, dolce, concreto Gaudenzio avvertire, senza nessuna vanagloria, d’essere al punto in cui tutta una tradizione antica e non mai espressa appieno, si fa forma vivente, immagine matura e, per l’appunto, teatro, in plastica e colori, sì che nella vicenda di una vita s’esprima come in uno spettacolo, la tenerezza d’ogni nascita e il dolore d’ogni morte.

Giovanni Testori, Il Sacro Monte di Varallo, 1965

L’avevamo annunciata la giornata a Varallo Sesia e al Sacro Monte per completare il percorso dedicato ad un grande artista, non abbastanza noto al grande pubblico, Gaudenzio Ferrari. Chi ha partecipato alla “puntata” precedente, ha potuto misurare la bellezza della sua pittura, ora a Varallo – sua città natìa – potrà accostarsi alla grandezza della sua arte di plasticatore e regista di un complesso i cui tutte le arti partecipano: perché il Sacro Monte di Varallo è un’impresa, oggi diremmo, globale che dà vita a quello che G. Testori poeticamente disse essere il “Gran Teatro Montano”!
Un “teatro” che nasce dall’idea di un Padre francescano, il milanese Bernardino Caimi, che, di ritorno da Gerusalemme, constatando la gravità della minaccia turca per i pellegrini che si recavano in Terra Santa, pensò di riprodurre con fedeltà in occidente i principali santuari della Palestina, creando quasi una ‘Terra Santa in miniatura’. Così fu. Dopo il primo avvio con l’individuazione del luogo e l’erezione a fine Quattrocento della cappella del Santo Sepolcro, a perfetta imitazione di quella di Gerusalemme, arrivò Gaudenzio Ferrari che di tutto il complesso fu il grande artefice e regista, almeno fino al 1528.
A lui si devono le cappelle più ispirate, le memorabili pitture e sculture dell’Annunciazione, il Presepe, l’Adorazione dei Pastori, la Circoncisione, la cappella dei Magi e poi il capolavoro: la cappella della Crocifissione. In questo luogo si è avvolti e travolti dal dramma della morte di Cristo, le pareti si fanno curve per coinvolgere al massimo i pellegrini chi qui sostavano, piangevano, pregavano. Sculture e affreschi raccontano in un tutt’uno, di cui fanno parte anche i visitatori, il dolore che ti prende il cuore, la tragedia che non lascia spazio alla speranza, in un’escalation di emozioni, di urla, di gesti di disperazione … non si può raccontare, bisogna esserci per capire!
Ognuna delle cappelle ti coinvolge, ti chiama a partecipare al sentimento che esprimono le scene dell’infanzia di Cristo, dove la tenerezza e l’umanità del Bambino, della Vergine e di altre madri così vere, ti seducono. Emozioni e sentimenti che montano e si trasformano davanti alla Passione interpretata da attori che, nel Gran Teatro del Sacro Monte, da secoli sono in scena per noi spettatori. Immaginiamoci lo stupore, la meraviglia di coloro che, giunti come pellegrini nei luoghi santi deputati, accostavano questi attori muti in terracotta e pittura, stavano al loro fianco, li toccavano, senza filtri, senza porte chiuse, finestre, grate e transenne. Un teatro moderno in cui palcoscenico e platea si uniscono. L’Unesco ha riconosciuto tutto questo annoverando questo luogo stupendo nel Patrimonio dell’Umanità.
Le opere di Gaudenzio sono sublimi, ma il Sacro Monte è un’opera immensa che da solo non avrebbe potuto compiere. E’ così che a lui si affiancarono, e portarono a compimento il progetto, altri grandi artisti: l’architetto Galeazzo Alessi, i pittori Fiammenghini, il Morazzone, Tanzio da Varallo (la seconda gloria locale dopo Gaudenzio!) e tanti altri.

Ma non finisce qui. A Varallo avremo il piacere di “toccare con mano” la pittura di Gaudenzio Ferrari nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Salendo sulle impalcature montate lungo il grande tramezzo della Chiesa, potremo vedere da vicino, come non capita mai, l’affresco gaudenziano delle storie di Cristo, potremo apprezzare la raffinatezza della pittura del Maestro, i dettagli realizzati in aggetto con la foglia d’oro, gli splendidi colori, i notturni appena illuminati dai bagliori delle torce, i sentimenti espressi dai gesti e nei volti dei personaggi, la natura e le architetture prospettiche che fanno da scenari agli episodi narrati…
Una giornata di pura emozione dedicata a chi ama la bellezza e l’arte anche al di fuori delle mete più acclamate del turismo culturale!

Nel corso della giornata verrà lasciato il tempo adeguato per il pranzo libero nella cittadina di Varallo.

Rientro a Milano previsto intorno alle 20.00 circa.

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