fra Macchiaioli, luci d’artista, nobili palazzi e caffè storici

Escursione accompagnata dagli storici dell’arte Marina Fassera e Davide Cabodi

PARTENZA DA MILANO CON PULLMAN GTL RISERVATO

MATTINA

Visita guidata alla mostra alla GAM “I macchiaioli. Arte italiana verso la modernità” 

L’Ottocento trionfa a Milano, come a Torino: due città che dedicano in questi mesi due mostre importanti all’arte del XX secolo, che ha saputo cogliere del “secolo lungo” l’umore, l’atmosfera, che ha rappresentato il sentimento e la quotidianità, che ha rinnovato i canoni accademici per aprire la strada alla modernità di cui l’Ottocento è intriso.A Milano, una grande rassegna illustra il Romanticismo che fa breccia e percorre quasi tutto il secolo, alla GAM di Torino invece la storia della pittura macchiaiola dal suo affacciarsi attraverso le sperimentazioni di un gruppo di giovani artisti, fino alla sua affermazione con l’unità d’Italia.
 
“I macchiaioli. Arte italiana verso la modernità”, presenta opere provenienti dai più importanti musei italiani e da collezioni private, in un ricco racconto che è un viaggio nelle regioni dove la pittura macchiaiola è nata e si è diffusa per prima, partendo da Firenze. Qui tutto ha inizio, fra i giovani frequentatori del Caffè Michelangiolo che misero a punto la ‘macchia’: un modo di dipingere che superava la prassi accademica del disegno e della campitura di colore, per proporre l’immediatezza di un momento intriso nella luce. Una coraggiosa sperimentazione che svecchiò l’arte italiana dai retaggi di un passato, che, per quanto glorioso, andava superato per accostarsi alla “modernità! E fu proprio a Torino, nel maggio del 1861, che si tennero a battesimo questi pittori moderni, alla Promotrice delle Belle Arti, negli anni della proclamazione della città a capitale del Regno d’Italia. Il percorso della mostra prende il via con il racconto della formazione dei giovani pittori, che saranno poi i protagonisti della stagione macchiaiola: Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Cristiano Banti, Odoardo Borrani…

Al termine tempo a disposizione per il pranzo libero.

POMERIGGIO

Percorrendo le strade e le piazze del centro storico di Torino, si tocca con mano la grandeur della città capitale del Regno sabaudo: dimore monumentali che nelle facciate mostrano un decoro sobriamente sontuoso, mentre gli interni rivelano la vita brillante dell’alto rango della società fra Sette e Ottocento. Durante la nostra passeggiata, visiteremo PALAZZO BAROLO che è uno dei più significativi e meglio conservati esempi di dimore nobiliari della Torino barocca aperti al pubblico. L’edificio occupa quasi completamente un intero isolato in via delle Orfane, fino a Piazza Savoia. Fu costruito alla fine del Seicento dove sorgeva la casa del «primo scudiero» e «gran guardarobiere» di Vittorio Amedeo II di Savoia. Nel palazzo abitò l’unica figlia del conte Ottavio, Elena Matilde, con il marito Gerolamo Gabriele Falletti di Barolo. Nel corso del Settecento, gli eredi fecero modificare l’aspetto del palazzo a Benedetto Alfieri, per adeguarlo al gusto rococò. Gli ultimi proprietari della nobile dimora, furono i Marchesi di Barolo, i coniugi Tancredi e Giulia. L’elegante facciata, l’atrio e lo scalone scenografico a forbice, conducono negli interni riccamente arredati: il prestigioso salone centrale al piano nobile, l’ala Alfieriana (Sala Mozart, Sala degli Specchi e Salottino cinese), l’appartamento di Silvio Pellico e l’appartamento ottocentesco dei Marchesi. Quest’ultimo, collocato nell’“ala nuova”, è costituito da quattro sale – sala del biliardo, anticamera azzurra, camera da letto e gabinetto – caratterizzate da soffitti a scomparti, volte affrescate, dipinti ad olio, boiseries e ricchi apparati decorativi. Ma, al di là della bellezza delle sale del palazzo, ricorderemo la personalità della marchesa Giulia, “segreta benefattrice” di Don Bosco, che, con il marito Carlo Tancredi, fu impegnata a sostenere i più sfortunati e bisognosi, a partire dalle carcerate. Oggi tutto questo prosegue nell’Opera Barolo che dà sostegno a situazioni di necessità, con l’obiettivo nello stesso tempo di superare il bisogno immediato, per dotare le persone di strumenti che ne valorizzino la dignità. L’intuizione centrale e modernissima dei Marchesi di Barolo è stata infatti quella di creare un legame tra assistenza, educazione e cultura. 

Uscendo dal Palazzo verremo avvolti dalla magia del Natale con le Luci d’Artista che decorano la città, e… dulcis in fundo… narrando la storia dei caffè storici di Torino, non potremo non salutare la città vestita a festa, scambiandoci gli auguri davanti ad un buon “bicerin” accompagnato da dolcetti, nella cornice di una storica e caratteristica caffetteria.

Rientro a Milano previsto intorno alle 20.00 circa.

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