Prestate attenzione! State entrando in quel vasto, eterogeneo e caotico mondo che si chiama medioriente. I vostri cinque sensi verranno assaliti, fatti vibrare, messi alla prova, irritati, rabboniti, prostrati. Non potrà essere differente. Qui c’è il cuore del mondo che palpita. Vibra dall’inizio della storia. È vecchio e stanco. Ma batte eccome!
Qui si è tanto combattuto e tanto si è creduto. Qui in nome di Dio tanto si è discusso, tanto si è ferito e altrettanto si è amato. Come sarebbe possibile pensare di trovare ordine in un mondo così multiforme. Un mondo così dannatamente variegato e tormentato? Qui si dipanano radici articolate e profonde. Questa è l’essenza di un mondo a metà strada fra tutto. Crocevia di culture e credi. Una zona mediana che è di tutti e di nessuno. Una zona che si oltrepassa, ci si spartisce, si popola. Una fascia di mezzo che di mediocre non ha nulla. Anzi. Una zona di eccessi ed estremismi in cui trovare il giusto mezzo, per i più, è questione di vita o di morte.
Non è forse vero che solo a pronunciarne il nome, Israele, nasce in noi una sorta di ansia? Siamo affascinati dalla sua storia, ma in fondo siamo felici di non farne parte. Rassicurati di essere cittadini di un mondo più sicuro, meno misto, più chiaro nei confini e nelle leggi. Felici di essere semplici viandanti che ne attraversano le piane o le valli, ne osservano i monumenti e ne ascoltano le storie.
Ma chi viaggerà in Israele porterà a casa scia di racconti corali e fugaci speranze. Avrà eco di leggendarie gesta e di santi predicatori (poco importa che si chiamassero Gesù o Maometto). Avrà seguito la genesi e l’evoluzione di ideologie sublimi che non hanno nulla a che spartire con le chiese vigenti (fatte da uomini e quindi comunque fallaci). Avrà negli occhi i colori al tramonto sulle dune di sabbia. L’allungarsi sulla terra delle ombre di mura di caravanserragli e fortezze. Sentirà ancora sotto i palmi delle mani le scanalature delle colonne nei meravigliosi siti archeologici. I ruvidi fili dei tappeti kilim. Il contorno zigrinato dei piatti di rame lavorati minuziosamente da mani espertissime. Il richiamo crepuscolare del muezzin lo seguirà nel ricordo insieme a quello delle campane di una chiesa ed al salmodiare ipnotico dei fedeli davanti al Muro del pianto. E insieme a questo richiamo ci sarò l’odore persistente delle spezie nei suq e il vociare dei bimbi che ti rincorrono per strada. Non si potrà facilmente dimenticare gli ovali perfetti dei visi delle donne incorniciati da veli scuri. Né le profonde rughe dei vecchi che giocano a domino lungo le strade.
In questi posti l’uomo è piccolo. Sia di fronte a una natura maestosa e silente. Sia di fronte al proprio Dio.
Più che altrove qui l’uomo è di passaggio. Lo è nei deserti, nei vicoli delle belle città vecchie, negli interni di moschee, sinagoghe o chiese. L’uomo in questi posti sembra volere rappresentare la caducità dell’esistenza e al contempo la tenacia del voler esistere. È il potere straziante di una creatura fragile. Se penso a Israele mi viene in mente questa piccola prosa che ho letto chissà dove.

Io credo all’attaccamento degli uomini come credo alla bontà di Dio. L’uomo inganna e Dio non inganna mai: qui è la differenza. L’uomo non inganna sempre: qui è la somiglianza a Dio. Creatura debole e fallibile la sua amicizia ha tanto maggior valore in quanto viene concepita e portata in un vaso più fragile. Egli ama sinceramente in uno spirito soggetto all’egoismo. Egli ama con purezza in una carne corruttibile. Egli ama eternamente in una giornata che finisce. Io credo, e lo so.

Carol Gallo

DATE IN PROGRAMMA

gio 13/05, ore 18.30

COSTO

Incontro online € 10,00

DURATA

L’incontro interattivo avrà una durata di circa un’ora e mezza

PIATTAFORMA WEB

ZOOM

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