I musei a cielo aperto del grande West

Gli Stati Uniti sono un continente. Ci sembrano vicini, ma in realtà sono lontani. Ci sembrano simili a noi, ma in realtà sono parecchio diversi. Abbiamo più cose in comune con un mediorientale o con un asiatico che con un signore a caso nato in Texas, tanto per fare un esempio. Ma gli Stati Uniti sono molto diversi anche al loro interno. Provate a immaginare cosa può esserci in comune tra un abitante dell’Alaska e uno della Florida. Oppure tra un Californiano rispetto a uno che vive in Minnesota. La mia risposta è tutto e niente allo stesso tempo. Niente perché oggettivamente parliamo di luoghi, climi, stili di vita totalmente diversi. Tutto perché in comune c’è un elemento fondamentale per la società americana. Si tratta della bandiera. Quel pezzo di stoffa con 50 stelle, uno per stato, e 13 strisce bianco rosse, una per ogni ex colonia, che sventola su ogni edificio, appiccicata sul paraurti di ogni auto, stampata su centinaia di milioni di magliette o cappellini.
Nonostante tutte le contraddizioni gli Stati Uniti sono esempio di successo di come si possa creare una nazione da zero con persone dalla provenienza, lingua, usi e costumi più disparati. Pur con tante difficoltà “united we stand, divided we fall” probabilmente il motto più efficace, usato già a fine 1700 e ritornato fortemente sulla bocca di tutti prima grazie ai Pink Floyd e poi dopo l’11 settembre.
Degli Stati Uniti si conosce poco però, Tutti conosciamo le grandi metropoli, la California, New York, la Florida, qualcuno anche il New England. Ma tutto quello che sta all’interno delle coste? La storia è stata fatta a est con le tredici colonie, gli atti eroici di Boston, la cavalcata notturna dell’eroe della rivoluzione Paul Revere che riuscì ad avvertire i soldati dell’imminente attacco degli inglesi nell’aprile del 1775, la rivoluzione, la dichiarazione di indipendenza il 4 luglio del 1776 a Philadelphia, George Washington, Thomas Jefferson, Benjamin Franklin. Ma un bel pezzo di “americanità” arriva da ovest.
Quell’ovest arrivato dopo. Se nel 1776 i padri fondatori avevano già scritto la costituzione, in quel periodo la megalopoli di Los Angeles non esisteva ancora. Infatti bisogna aspettare il 1781 perché sia fondato un villaggio spagnolo adiacente a uno stanziamento di francescani denominato “el pueblo de Nuestra Senora la Reina Virgen de los Angeles del rio de la Porciuncula de Asis”.
Ma i grandi spazi, il senso di libertà, di avventura, il forte individualismo, il sogno americano, la corsa all’oro, sono tutti elementi permeanti della cultura odierna e sono tutti elementi tipicamente del west.
Disse Ronald Regan durante il suo discorso di saluto nel 1989: Spero di aver ricordato alla gente che l’uomo non è libero se il governo non è limitato. C’è un rapporto chiaro di causa effetto qui: se il governo si estende, la libertà si contrae.”
Potremmo immaginarci queste parole dette da un cowboy sul suo cavallo al Grand Canyon o al Bryce Canyon oppure da John Wayne nella Monument Valley. Perchè no allo Yellowstone. Anche i Mormoni nello Utha e nell’Idhao sono d’accordo. Nessuno avrebbe da obiettare nella Death Valley, e nemmeno nelle riserve Navajo o Apache o nella Silicon Valley.
Gli Stati Uniti non hanno nulla del patrimonio storico e artistico nostrano, ma sono dotati di una serie di musei a cielo aperto straordinari. Sono luoghi di una bellezza e maestosità unica in cui si respira tutta l’essenza della cultura americana. E andremo a visitarne qualcuno insieme.

Gian Luca Fogliato

DATE IN PROGRAMMA

dom 11/04, ore 18.30

COSTO

Incontro online € 10,00

DURATA

L’incontro interattivo avrà una durata di circa un’ora e mezza

PIATTAFORMA WEB

ZOOM

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