Simbolo della Belle Époque è la Tour Eiffel, perché la Belle Époque è francese, non c’è alcun dubbio; ed è “femmina”, perché può essere incarnata da una gran dama dell’aristocrazia, da una musa per poeti, romanzieri e pittori, da una signora borghese, da una suffragetta, dalla fioraia che infilava una gardenia bianca all’occhiello di un elegante signore, da una operaia che sventolava la bandiera anarchica, da una midinette come si chiamavano le giovani sartine che soffrivano e amavano nelle stamberghe di Parigi.
Ed è a Parigi che si svolsero le tappe fondamentali della carriera dei tre Italiens de Paris, Zandomeneghi, De Nittis, Boldini, che seppero interpretare i sogni di quel mondo in bilico fra Otto e Novecento. A Parigi vissero, condividendo amici, fama e successo professionale. I loro pennelli hanno colto la vivace vita della Ville Lumière, i boulevards trafficati di carrozze, le signorine fasciate nelle vesti dalla vita stretta e con i visi coperti dalla veletta di vezzosi cappelli, le passeggiate lungo la Senna … le luci artificiali della sera, il sole che filtra da soffici nubi, l’atmosfera effervescente e modaiola. Questa fu la Belle Époque, un tempo felice e leggero che andò incontro al dramma della Grande Guerra, la cui potenza devastante nessuno aveva potuto calcolare.

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